MERCANTINI  e  LA SPIGOLATRICE

Luigi Mercantini nasce a Ripatransone (Ascoli Piceno) il 19 settembre 1821 da Domenico, segretario di Mons. Luigi Ugolini, vescovo della cittadina, e da Barbara Morelli, ripana, figlia di un agiato commerciante.

Nel giugno 1824, in seguito al trasferimento del prelato nella sede di Fossombrone, in provincia di Pesaro-Urbino, la famiglia Mercantini si sposta nella bella cittadina in riva al Metauro.

A dieci anni Luigi entra nel locale seminario diocesano ove è seguito da valorosi maestri, fra cui l'osimano Andrea Romiti, ottimo insegnante di Retorica, di cui il Mercantini conserverà grato ricordo per tutta la vita.

Nel 1841, prima assume l'incarico di bibliotecario della Biblioteca comunale, poi gli viene affidata la cattedra di Umanità e Retorica di Arcevia, mentre l'anno successivo viene nominato maestro di Eloquenza a Senigallia.

Nel 1845 sposa, ad Arcevia, Anna Bruni, che muore dopo appena otto mesi, stroncata da un male ereditario.
Nel 1846, salito al soglio pontificio Pio IX (Giovanni Mastai Ferretti di Senigallia), Mercantini si accende di entusiasmo per le riforme iniziate e per le idee di libertà e di indipendenza espresse dal nuovo Papa.

Nel 1849 partecipa alla sfortunata difesa di Ancona, assalita dagli Austriaci e, dopo la capitolazione della città, si reca in volontario esilio prima a Corfù, dove incontra il Manin, il Tommaseo e il Pepe, poi, nel 1850, a Zante.

Nel 1852 torna in Italia, dapprima a Torino, dove conosce il fior fiore dei nobili patrioti piemontesi, come Lamarmora, Mamiani, i Valerio, i Castellengo, i Casati; indi a Genova, dove, nel 1854, viene nominato docente di Letteratura Italiana e Storia nel Collegio femminile delle "Peschiere . L'anno successivo sposa Giuseppina De Filippi, giovane milanese di vent'anni, talentuosa pianista e insegnante anche lei nel Collegio delle Peschiere.

Nel 1856 assume la direzione del settimanale "La Donna al quale collaborano personaggi di spicco, come Niccolò Tommaseo, Francesco Dell' Ongaro, Ferdinando Bosio.

Nel 1858, a Genova, nella villa di Gabriele Camozzi, patriota bergamasco, Mercantini conosce Giuseppe Garibaldi e, su invito dell'eroe dei due mondi e suggerimento di Bertani scrive quella “Canzone Italiana “ (1859) che, musicata da A. Olivieri, diverrà notissima come "Inno di Garibaldi”.

Segretario del commissario regio Lorenzo Valerio, dopo l'annessione delle Marche (1860), fonda il quotidiano "Corriere delle Marche" (giornale che si pubblica ancora oggi con il titolo di "Corriere Adriatico" ) ed è nominato docente di Storia e di Estetica nell'Accademia di Belle Arti di Bologna, città dove si trasferisce con la famiglia. Eletto deputato per l'VIII legislatura, la sua elezione viene annullata il 15 marzo 1861 per incompatibilità con il suo impiego.

Nominato, nel 1865, titolare della cattedra di Letteratura Italiana dell'Università di Palermo, ricopre vari uffici scolastici, traduce l'Ecerinide di A. Mussato (1868), fonda il giornale "La Luce" (1869), pronuncia discorsi commemorativi e continua a scrivere prose e versi. Muore a Palermo il 17 novembre 1872 e viene sepolto nel cimitero di S.Maria del Gesù ove, l'anno successivo gli viene dedicato un monumento recante una iscrizione dettata da Aleardo Aleardi. Mercantini fu tra i più significativi rappresentanti della lirica patriottica.

I suoi Canti accompagnarono le vicende liete e tristi del Risorgimento italiano e suscitarono grandissima commozione tra i contemporanei che lo amarono per la delicatezza del sentimento, per quel fare popolaresco delle sue poesie (anche se il fare popolaresco sapeva pur sempre di letteratura), per la sincerità patriottica e per la vena spiccatamente romantica dei versi. I grandi critici della nostra letteratura lo hanno quasi sempre accomunato a Francesco Dell'Ongaro, a F. Montanelli e a molti altri "bardi minori del Risorgimento, mentre la critica più recente non ha dubbi nel giudicarlo come "il cantore dei teneri affetti . Giovanni Pascoli, nel 1907, ebbe a dire di lui: "Mercantini è il poeta a me più ammirabile. Egli, se non proprio i morti dai sepolcri, risuscita ciò che è sepolto nei nostri cuori... ciò che più non morrà!... "La Spigolatrice di Sapri" , composta alla fine del 1857, è unanimemente riconosciuta come la sua canzone più toccante e originale, "un piccolo gioiello di poesia popolare" . Essa culla ancora l'immaginazione di chiunque la legge e nel ritmo trasognato dei versi viviamo la leggenda di quell'eroica schiera comandata dal "bel capitano con gli occhi azzurri e coi capelli d'oro" , che volle sfidare il destino per vivere la vita immortale degli eroi".

I versi di Luigi Mercantini furono sempre la candida espressione dei suoi sentimenti. "Nulla ho scritto" - confessa lo stesso poeta di Ripatransone - "che non sia verità e, innanzi di scrivere, ho sempre aspettato che gli affetti del cuore, tutto compreso di tanta bellezza, mi corressero quasi alla penna perché potessi manifestarli" .

"La Spigolatrice di Sapri”, per più di mezzo secolo, è stata costantemente inserita, quale testimonianza della poesia patriottica risorgimentale, in quasi tutte le antologie letterarie scolastiche italiane, contribuendo in modo eccezionale alla conoscenza della splendida cittadina del Golfo di Policastro in ogni angolo d'Italia. Della tragica spedizione di Carlo Pisacane, infatti, ben presto non sarebbe rimasta che l'eco e l'epica musicalità popolaresca della poesia mercantiniana, ricca di quella fantasia sublime che proietta un semplice episodio in un tempo senza età e senza confini.

 

(Tratto da: Sapri storia e leggenda,Angelo GUZZO,1999 Futura editrice)

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