La vita di Carlo PISACANE

1818. Carlo Pisacane nasce a Napoli il 22 agosto, dal duca Gennaro e da Nicoletta Basile de Luna di famiglia aristocratica.

1826. Il 3 aprile Gennaro muore lasciando la famiglia in precarie condizioni economiche.

1830.Nicoletta sposa il generale Michele Tarallo. Carlo incontra alla festa di Piedigrotta Enrichetta Di Lorenzo e se ne innamora.

1832.Il 22 maggio Carlo entra alla "Nunziatella", Accademia Militare riservata "alla migliore gioventù". Materie Fondamentali di studio sono la storia e la dottrina Militare, insieme alle materie ginniche e sportive. Ma si insegnano anche bene le scienze esatte. Trascurate invece sono le lettere, la filosofia e la storia. Il culto cattolico ed il catechismo hanno largo spazio nella educazione degli allievi.

1838.Carlo sostiene gli esami di licenza ed è settimo su quindici candidati. La materia in cui eccelle è la matematica.

1840.Viene mandato a Gaeta come tecnico incaricato della costruzione della ferrovia Napoli - Caserta.

1841.E' inviato alla fortezza di Civitella del Tronto, dove scrive una Memoria sulla frontiera nord-orientale del Regno di Napoli.

1843.Viene richiamato a Napoli e promosso tenente.

1844.Carlo dichiara il suo amore ad Enrichetta, già sposata e madre di tre bambini, nel giorno del suo onomastico, il 15 luglio.

1845.Il l° giugno Enrichetta a sua volta dichiara apertamente di ricambiare l'amore di Carlo.

1846.A Napoli ed in tutta l'Italia si esaltano le azioni di Giuseppe Garibaldi in America Latina, per la libertà di quei popoli. Carlo Pisacane firma, insieme ad altri ufficiali borbonici, la sottoscrizione per l'invio di "una sciabola d'onore" all'eroe dei due mondi. Il 12 ottobre Carlo subisce un'aggressione - a scopo di rapina o piuttosto a scopo intimidatorio per il legame che egli ha stretto con Enrichetta Di Lorenzo - ed è gravemente ferito. Rimane a lungo in pericolo di vita. Enrichetta legge La mare au diable ed altre opere di George Sand, scoprendo attraverso la scrittrice francese che "l'amore legittima tutto" al di sopra di ogni convenzione sociale e che anche le donne hanno diritto all'autodeterminazione.

1847.Ai primi di febbraio Carlo ed Enrichetta lasciano Napoli, imbarcandosi sul postale francese Leonidas. A Livorno riescono a far perdere le loro tracce alla polizia, da cui saranno tuttavia a lungo perseguitati.

Il 4 marzo giungono a Londra, sotto falso nome: sono Enrico e Carlotta Lumont. Si trasferiscono poi a Parigi, dove vengono arrestati dalla polizia il 28 aprile, con l'accusa di adulterio e di passaporto falso. Ma vengono liberati dopo pochi giorni ed autorizzati a rimanere in città. Frequentano il salotto di Guglielmo Pepe dove entrano in contatto con personalità quali Alphonse de Lamartine, George Sand, Roben de Lamennais, se non di persona, certo attraverso gli scritti ed i dibattiti, Qui nasce Carolina, la loro prima figlia, che vive solo tre mesi.

Il 21 ottobre Carlo si arruola nella Legione Straniera e viene mandato in Algeria: esperienza deludente come membro di un esercito che reprime proprio quei moti di libertà e di indipendenza nazionale che gli stanno tanto a cuore.

1848.Il 28 marzo sbarca a Marsiglia con l'intenzione di partecipare alla mobilitazione anti austriaca. 

Il 14 aprile giunge a Milano, esultante per le promesse di libertà aperte dalle Cinque Giornate, ed è arruolato a Desenzano sul Garda nella Il legione lombarda. Prima dell'arruolamento aveva scritto una memoria Sul momentaneo ordina-mento dell'esercito lombardo. Dopo l'armistizio di Salasco ( 9 agosto) si rifugia a Lugano. 

A metà dicembre raggiunge a Vercelli il suo Reggimento che fa ormai parte dell'esercito sabaudo.

1849.Il 26 febbraio si congeda dalle file piemontesi e corre a Roma, dove il 9 dello stesso mese era stata proclamata la repubblica. Si mette immediatamente in contatto con Giuseppe Mazzini ed entra a far parte della Commissione, di soli cinque membri, incaricata della difesa e della riorganizzazione militare della città. Ha delle divergenze con Garibaldi.

Il 27 aprile succede a Luciano Manara come capo sezione dello Stato Maggiore. Il 30 aprile, quando i francesi iniziano le ostilità, Carlo è tra i difensori di prima fila, mentre Enrichetta si prodiga nel curare i feriti.

Il 3 maggio Carlo è promosso colonnello. 1118 giugno muore sua madre. lì 3 luglio le truppe Francesi entrano in città e Pisacane viene arrestato, poi, liberato grazie all'intervento di Enrichetta, prende la via dell'esilio. 

Il 2 agosto giunge a Ginevra. Successivamente è a Losanna, a Lugano ed infine, a novembre, si trova di nuovo a Londra. Qui entra in contatto con le idee del socialismo utopico sia inglese che francese, in particolare Louis Blanc.

1850.A giugno Carlo ed Enrichetta, ammalata, tornano in Italia, a Genova. La coppia attraversa un periodo di crisi. Carlo parte per Lugano e tornerà dalla sua compagna solo ai primi di novembre

Issi. Esce ai primi di agosto, sempre a Genova, il saggio Guerra combattuta in Italia negli anni 1848-49. al quale Carlo aveva lavorato a lungo e che sarà l'unica sua opera pubblicata in vita.

1852.Il 28 novembre nasce la seconda figlia, Silvia.

1854.Genova è sconvolta da un'epidemia di colera. Le difficoltà economiche dei Pisacane, che vivono di lezioni private, si aggravano. Carlo lavora ai Saggi storici-politici-militari sull'Italia.

1856.Fonda, insieme a Rosalino Pilo, il periodico La libera parola. Comincia ad elaborare l'idea di una insurrezione patriottica che prenda le mosse dal Sud d'Italia. Gli sembrano indicativi di una volontà di riscossa alcuni episodi antiborbonici in Sicilia e Calabria, e la costituzione di un comitato segreto insurrezionale a Napoli.

1857.La spedizione di Sapri a metà giugno è decisa. Alla vigilia della partenza Carlo consegna a Jessie White il proprio Testamento politico.

Il 25 giugno salpa da Genova con il piroscafo "Cagliari".

lì 27 giugno, un sabato, la nave attracca a Ponza e libera circa trecento detenuti, di cui solo una dozzina circa sono politici. 

Il 28 giugno, all'imbrunire, gli insorti sbarcano sulla spiaggia dell'oliveto, presso Sapri, ed entrano senza difficoltà nella cittadina buia e silenziosa.

Il 29 giugno il gruppo dei patrioti entra a Torraca, in festa per San Pietro. Tutto il paese, riunito nella piazza dell'Olmo, ascolta il proclama insurrezionale letto da Carlo. Poi gli insorti si rimettono in marcia e raggiungono a notte il Fortino.

Il 30 giugno, verso mezzogiorno, la spedizione arriva a Casalbuono. Anche qui viene letto il proclama di Carlo, ma anche qui nessuna nuova recluta si aggiunge ai trecento che, in serata, giungono a Padula.

Il l° luglio, all'alba, le vedette annunciano a Pisacane l'avanzare dell'esercito borbonico, che conta circa duemila uomini. Verso mezzogiorno gli insorti cercano dirigersi verso la Certosa, più adatta a resistere. Ma presto, essendo rimasti solo poco più di un centinaio di superstiti, fuggono verso Buonabitacolo, paese presidiato dalle guardie. Trascorrono così la notte nelle campagne.

Il 2 luglio all'alba, a Sanza, Carlo Pisacane e i suoi sono attaccati dalla popolazione, aizzata dall'arciprete e dal capo urbano. Carlo, dopo avere esortato i compagni a non attaccare quel popolo sviato ed ignaro, cade colpito a morte, o forse, ferito, si procura da sé la morte. lì suo corpo brucia con gli altri nel rogo appiccato dopo la strage.

Il 4 luglio la polizia fa irruzione nella casa dove Enrichetta è rimasta con la figlioletta Silvia.

L’11 luglio la casa è posta sono sequestro e in seguito ripetutamente perquisita. La storia sentimentale di Enrichetta e Carlo e data in pasto ai giornali come evento scandalistico.

1858,Enrichetta si trasferisce a Torino e poi a Genova. Farà ritorno a Napoli solo due anni dopo, per restarvi fino alla morte (1871).

1860.Con decreto di pensione vitalizia, caldeggiato da Garibaldi e da altri patrioti, permette a Silvia, nel frattempo adottata da Giovanni Nicotera, di trascorrere alcuni anni nel collegio femminile di Peschiera, diretto da Luigi Mercantini, autore, tra l'altro della lirica La spigolatrice di Sapri.

1877 Silvia Pisacane interviene presso Nicotera, divenuto Ministro degli Interni, a favore di un gruppo di anarchici del Matese. 

1888. il 17 settembre, a nemmeno trentasei anni, Silvia muore a Napoli. Giovanni Bovio scrive sulla sua lapide: 'lì sospiro ultimo della tronca giovinezza mandai a Sapri. Fui Silvia Pisacane".

 

Tratto da: I sei giorni del Sole di Eleonora Bellini - Laser Edizioni 2000

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